ASEAN il mercato del futuro

Manlio Urbano

Data

feb 11, 2014

L’ASEAN, area di libero scambio e organizzazione economica del Sud-Est asiatico, rappresenta oggi più di una semplice alternativa per le imprese italiane intenzionate ad internazionalizzare le proprie attività. Il forte sviluppo economico sperimentato negli ultimi anni deve spingere le nostre aziende a considerare le opportunità presenti: investire all’interno di tale mercato si configura come un’operazione lungimirante con ottime prospettive di business. Octagona S.r.l., società di consulenza dedita all’internazionalizzazione delle imprese e presente con proprie sedi all’interno dei Paesi appartenenti all’ASEAN, passa in rassegna per BEESNESS peculiarità e caratteristiche della zona.

In un contesto economico e politico in cui si ridefiniscono i ruoli e i pesi delle potenze globali e dei Paesi “emergenti” e che costringe le imprese a rivedere destinazioni e portafogli clienti, vi è una macro-area, oggi quasi sconosciuta alla maggioranza delle imprese italiane, che rivestirà grande importanza negli equilibri globali del XXI secolo. L’ASEAN (Association of SouthEast Asian Nations), fondata nel 1967 a Bangkok con gli obiettivi di instaurare rapporti di cooperazione reciproca fra gli Stati membri e promuovere sviluppo e crescita economica, sociale e culturale, si configura come una delle principali aree a livello globale in cui poter avviare attività imprenditoriali. Attualmente, i Paesi che ne fanno parte sono Myanmar, Thailandia, Indonesia, Malesia, Singapore, Cambogia, Laos, Vietnam, Brunei e Filippine.

Con una popolazione complessiva che supera i 600 milioni di abitanti, un PIL in termini di PPA (a parità di potere d’acquisto) che raggiunge i 2.66 mila miliardi di Euro (il PIL procapite PPA sfiora i 4500 Euro) e un tasso di crescita che nel 2012 si è attestato intorno al 5.9% e che dovrebbe confermarsi anche entro la fine del 2013, l’ASEAN può considerarsi come terzo maggior mercato “emergente” al mondo dopo Cina e India e costituisce per le aziende una piattaforma produttiva strategica di accesso all'intero continente asiatico, soprattutto in un momento in cui l’economia cinese e quella indiana sono alle prese con un rallentamento delle rispettive economie.

L’attuazione di politiche monetarie capaci di mantenere l’inflazione sotto controllo e di incentivare la crescita, i bassi livelli di indebitamento sia pubblico che privato, la presenza di fondamentali macroeconomici solidi in grado di non far avvertire le ripercussioni della crisi, rappresentano i principali driver di successo e i punti di forza di una economia trainata dagli elevati consumi interni e dalla capacità di attrarre enormi flussi di Investimenti Diretti Esteri.

L’implementazione di una serie di accordi di libero scambio con Cina, Corea del Sud, Giappone, Australia e India hanno avuto l’effetto di accrescere il peso dell’area a livello internazionale; anche Bruxelles, in previsione di un accordo multilaterale che potrebbe avvenire dopo il 2015, ha intavolato già da tempo singoli negoziati con alcuni degli Stati membri (Singapore, Malesia, Vietnam e recentemente anche l’Indonesia) per rafforzare i legami economico-commerciali in una zona che Cina, Giappone e Stati Uniti considerano sempre più di primaria importanza.

Proprio il 2015 si configura come data chiave per l’ASEAN: entro la fine dell’anno dovrebbe giungere a compimento il percorso che porterà i 10 Paesi ad unirsi in un vero e proprio mercato unico, con una sostanziale uniformità delle procedure doganali. Tutto ciò sarebbe solo l’inizio di un processo ben più lungo, i cui obiettivi sono la completa liberalizzazione degli investimenti e dei movimenti di capitali, la libera circolazione dei lavoratori, l’apertura del settore dei servizi e il potenziamento delle infrastrutture interregionali.

L’Italia non ha ancora compreso fino in fondo le potenzialità dell’area ed è rimasta indietro rispetto ai suoi competitor occidentali. Probabilmente qualcosa inizia a muoversi ma, ad oggi, la quota del nostro export nei confronti degli Stati ASEAN supera di poco il 3% (prevalentemente macchinari, prodotti elettrici, elettronici, chimici, alimentari e abbigliamento) e si deve fare di più: il made in Italy continua ad esercitare un forte fascino all’interno di tali mercati (basti pensare, ad esempio, alla recente cessione dell’Inter al magnate indonesiano Thohir) e la struttura produttiva di alcuni Paesi della zona (Indonesia e Vietnam su tutti) presenta notevoli affinità con il tessuto e i distretti delle PMI italiane, fattore che consente l’apertura di margini interessanti per partnership a livello di aree produttive specializzate.

Le possibilità di investimento si profilano in una variegata gamma di settori: franchising, infrastrutture e costruzioni, industria meccanica, agroindustria e alimentare, design, moda, beni di consumo, sourcing, outsourcing, attrezzature medicali, retail e automotive sono solo alcuni dei comparti in cui si registra una domanda elevata.

Fonte: Beesness