Toywatch/ Un orologio di plastica per sfidare Cartier

Data

gen 12, 2010

«E poi li vedi lì, accanto a quelli di Cartier: sono i nostri orologi in policarbonato». Tradotto: plastica, ma di lusso. È Sandro Gibillaro a parlare, ex manager di Louis Vuitton, ora alla guida di ToyWatch, marchio giovanissimo, lanciato dal finanziere bolognese Gianluca Vacchi, che in poco tempo, da un fatturato di 100 mila euro nel 2006, è arrivato nel 2009 a 16 milioni, mettendo a segno un progresso del 75% rispetto all’anno precedente.
Numeri da capogiro per una società con appena 10 dipendenti, una sede a Milano, ma oltre 900 punti vendita tra Usa, Europa e Asia, 11 franchising e quattro monomarca. L’ultimo, il più grande, è di 95 metri quadrati da Selfridges a Londra, roba che solo i big possono permettersi.
Gli orologi di plastica ToyWatch sono al polso di personaggi come Oprah Winfrey, mito dei talk show americani o come Michelle Obama, la moglie del presidente Usa. «Non glielo abbiamo regalato noi: lo ha comprato lei» si affretta a precisare Gibillaro. E bisogna credergli, perché altrimenti dovremmo pensare che anche Madonna, DiCaprio, Michael Jordan o Robbie Williams, tutti testimonial «spontanei», siano, in qualche modo, a libro paga della ToyWatch.
Nata quattro anni fa, quasi per gioco, da un’idea di Marco Mavilla e Mara Poletti, collezionisti di orologi d’epoca, la svolta dell’azienda è datata 2007, con l’ingresso nel capitale del finanziere bolognese Gianluca Vacchi e l’arrivo alla direzione generale di Sandro Gibillaro.
Dopo il boom in Asia e in America, nel 2009 i tassi di crescita più elevati si sono registrati nella vecchia Europa, Regno Unito in testa, seguito a ruota dall’Italia, con il 15% del giro d’affari mondiale. «Per il 2010 puntiamo a 22 milioni di euro, magari 24» si lascia sfuggire il direttore generale. Come? Aumentando la distribuzione: sono già in programma cinque nuove boutique in Medio Oriente e molti franchising. «Se all’inizio dell’avventura la mossa vincente fu di vendere gli orologi nei negozi di abbigliamento, accanto agli accessori moda, dove non avevamo concorrenti» conclude Gibillaro «oggi osiamo sfidare i big a casa loro: siamo nelle vetrine di pochi e selezionati orologiai, assieme alle grandi firme dell’orologeria mondiale».
Andrea Nicoletti

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