Il franchising sta crescendo. Ma non nel modo in cui pensi.
Ho messo in fila i numeri usciti quest’anno su Stati Uniti, Regno Unito e Italia. Il quadro che ne esce è meno scontato di quanto sembri.
Stati Uniti
Le unità dei franchisee passano da 832.521 a 845.000: +1,5%, oltre 12.000 nuove attività. L’output sale da 907,3 a 921,4 miliardi di dollari (+1,6%) e l’occupazione cresce di oltre 150.000 posti (+1,8%), arrivando a quasi 8,9 milioni di addetti.
I settori che corrono di più non sono quelli che ti aspetti: servizi all’infanzia e servizi commerciali e residenziali, entrambi a +3,2% annuo. La sanità preventiva è ormai la terza industria franchised per dimensione.
Regno Unito
Il 77% degli associati BFA si dichiara fiducioso sui piani di business per l’anno: 28,3% “molto fiducioso”, 49,1% “abbastanza fiducioso”. Solo l’1,89% si dice non fiducioso.
E cambia la classifica: nel ranking Top 100 del 2026 il food & beverage perde centralità, mentre avanzano home improvement, servizi domestici, retail specializzato e formazione. Crescono anche i franchising tech e digital — IT support per PMI, agenzie digitali, modelli software-based.
Italia
Qui il dato più interessante è un apparente paradosso.
Il giro d’affari del franchising italiano è arrivato a 39 miliardi di euro nel 2025, +8% sul 2024, pari all’1,7% del PIL nazionale. I punti vendita però sono rimasti sostanzialmente stabili: -1%, da 62.902 a 62.449.
Eppure l’occupazione è cresciuta del 12%, superando i 327.200 addetti, con più di 5 occupati per punto vendita.
La rete non si allarga. Ogni unità vale di più.
E il mercato continua ad aprire: 5.963 nuove aperture retail previste nel 2026 (+5,9% sul 2025), record dal 2019, con oltre 35.000 nuove assunzioni. Il 97% delle aziende associate ha nuove aperture in programma.
Qui arriva il numero che, se sei un franchisor, dovresti tenere sott’occhio: le reti in franchising si espandono a un ritmo tre volte superiore alle gestioni dirette. Nell’abbigliamento il diretto cresce dello 0,5%, il franchising del 5,7%.
Chi frena la crescita, e perché
L’80% dei franchisor italiani indica l’accesso al credito come principale ostacolo allo sviluppo della propria rete. L’investimento iniziale medio si attesta intorno ai 120.000 euro.
Nonostante questo, il 93% degli operatori prevede investimenti crescenti in AI e digitalizzazione, e il 65% indica l’espansione della rete come primo motore di sviluppo per il 2026.
Il tessuto italiano, in tre numeri
Il 64% delle reti conta meno di 50 punti vendita. Un 7% è costituito da catene medio-grandi tra i 200 e i 500 punti vendita, ed è questo nucleo a trainare la crescita del settore.
Il 41% dei brand italiani è già presente all’estero, e un ulteriore 20% prevede di avviare l’espansione internazionale entro tre anni.
Chi apre, oggi
Il 65% degli affiliati sono uomini. Ma il 79% dei franchisor ritiene che nei prossimi tre anni il franchising attrarrà una quota crescente di imprenditrici.
E quando un candidato sceglie a quale rete affiliarsi, i driver decisivi restano due, indicati dal 65% degli operatori: la forza del brand e il supporto garantito dal franchisor.
Due cose che, guarda caso, si costruiscono. Non si comprano.
Fonti: International Franchise Association, 2026 Franchising Economic Outlook (febbraio 2026); British Franchise Association, member survey 2026, e Franchise Direct UK, Top 100 Franchises 2026; Rapporto Assofranchising Italia 2026 – Strutture, Tendenze e Scenari, realizzato da Patrigest con TEHA Group (giugno 2026); Centro studi Confimprese con Global Strategy (maggio 2026).





