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September 1, 2008

La recessione americana a Novembre?

Fonte: http://giuseppeturani.repubblica.it




La Grande Recessione Americana è come un gatto che non si riesce mai a prendere per la coda. Era stata annunciata per l’inizio del 2008, ma nel primo trimestre non si è vista. Allora è stata messa in agenda per il secondo, ma qui c’è stata la sorpresa. Nell’ultima revisione statistica è venuto fuori che l’America fra aprile e giugno è cresciuta addirittura (dato annualizzato) del 3,3 per cento: una bomba che ha subito messo le ali alla Borsa e alle chiacchiere di tanti commentatori improvvisati. Gli Stati Uniti corrono come il vento, sono indistruttibili, e via di questo passo.

A questi fans dell’economia a stelle e strisce si può dare un’ulteriore buona notizia: la Grande Recessione, molto probabilmente, non si farà vedere nemmeno nel terzo trimestre. Le proiezioni dicono che nel periodo luglio-settembre, la crescita americana frenerà un po’ e si assesterà sotto il 2 per cento. Ma terrà. Nonostante questo, comunque, tutti gli esperti di un certo valore sono concordi sul fatto che l’America non può, questa volta, evitare la sua brava recessione. Ma non subito.

In negativo dovrebbe andare solo nel quarto trimestre, cioè fra ottobre e dicembre. In pratica, se queste previsioni saranno rispettate, l’America finirà in recessione proprio quando dovrà andare a votare per eleggere il nuovo presidente (4 novembre).

In attesa di vedere quello che accadrà nei prossimi mesi, conviene cercare di capire perché nel secondo trimestre l’economia americana ha fatto molto meglio di tutte le previsioni. Gli elementi sono pochi:

1- Boom delle esportazioni, tirate da una notevole compe­titività delle aziende e da un dollaro molto basso.

2- Il persistere di investimenti molto forti.

3- Il fatto che i mercati asiatici hanno continuato a correre con grande vivacità, confermandosi come partners commerciali molto importanti.

4- Una flessibilità aziendale che forse non ha uguali nel mondo.

Ma perché gli economisti sono così sicuri che la recessione arriverà?

Anche qui ci sono alcuni elementi che vanno considerati:

1- La congiuntura è in rallentamento, e questo produce 60-70 mila posti di lavoro in meno alla settimana. Per un mercato del lavoro come quello americano non sono, per ora, cifre spaventose, ma si tratta comunque di buste paga che scompaiono (e quindi di consumi un po’ meno abbondanti).

2- Il mercato immobiliare deve ancora conoscere la sua stagione più dura (che arriverà appunto in autunno), e allora molti americani potrebbero davvero andare nel panico, schiacciati fra il valore della loro casa che scende e i mutui che comunque vanno pagati. E i consumi interni, che già fanno fatica a muoversi, potrebbero crollare, scaricando tutto il peso della congiuntura sulle esportazioni (che però hanno già fatto molto).

3- Il mercato finanziario non è affatto a posto. Anche qui il peggio deve ancora arrivare. Risulta, ad esempio, che il fondo di garanzia dei depositi bancari americani (Fdic) ha detto che la lista delle banche a rischio fallimento è aumentata a 117 istituti, dai 90 di tre mesi fa. Il patrimonio totale di queste banche è di 78 miliardi di dollari, il triplo di tre mesi fa. E il Fdic non ha soldi abbastanza per intervenire. E non è nemmeno detto che questo sia tutto, altra polvere può giacere sotto i tappeti. Una serie di fallimenti bancari potrebbe creare serissimi problemi nel finanziamento dell’economia e potrebbe, ovviamente, contribuire a determinare un certo panico nella gente.

Insomma, come si vede, gli elementi per un big bang abbastanza rovinoso ci sono tutti. E questo spiega perché gli economisti non hanno accantonato (nonostante i buonissimi risultati del secondo trimestre) l’idea della recessione.

Ma si intravede una fine? Quando torneranno i tempi buoni? Gli esperti dicono che almeno fino a metà del prossimo anno bisognerà rassegnarsi a vedere un’America al rallentatore. La crisi bancaria, invece, potrebbe durare anche più di tre anni. E questo in sostanza, impedirà all’economia americana di ri­pren­dere il suo consueto cammino per molto tempo. Per 3-5 anni sarà insomma una specie di ammalato, bisognoso di cure molto attente.

Nei risvolti di questa crisi, poi, ci sono alcune cattive notizie per quanto riguarda l’Europa. Il Vecchio Continente, infatti, risulta essere l’unico posto (verrebbe da dire “discarica”) nel quale gli americani possono sistemare parte della loro crisi (l’Asia è sacra, grande partner commerciale, e non si tocca). E la crisi Usa, quindi, picchierà sull’Europa, attraverso il vecchio e collaudato strumento del dollaro.

Poiché negli ultimi tempi la valuta americana è un po’ risalita, molti pensavano che avrebbe proseguito lungo quella strada. Ma non c’è da farsi molte illusioni. Ancora per qualche anno gli americani hanno bisogno di un dollaro non troppo forte. E questo è quello che succederà. Insomma, anche l’Europa deve prepararsi a soffrire insieme all’America. Anzi, dovrà soffrire di più perché l’America è più forte.

 

http://giuseppeturani.repubblica.it

 



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