Franchises News


June 24, 2008

Yamamay, l’ambizione del baco da seta

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Yamamay - Inticom S.p.A: franchising intimo, pigiameria e moda mare

PATRIZIA CAPUA

yamamay è un palindromo, cioè una parola che si può leggere in entrambi i sensi. Ma soprattutto è il nome di un baco da seta giapponese, importato in Italia a metà dell’Ottocento. «L’ho trovato in un vecchio volume di mio padre, edito dalla Hoepli nel 1923, e adottato da un istituto tecnico di Milano per futuri direttori di setifici. Un giorno è venuto utile per l’azienda che stava per essere lanciata dai miei figli, Barbara, 39 anni e Gianluigi, 35, con mio genero Francesco Pinto, che viene dalla Procter & Gamble». Voce narrante è l’imprenditore napoletano Luciano Cimmino, presidente onorario della Yamamay Inticom, marchio di intimo e costumi da bagno.
La società è divisa a metà tra la famiglia Cimmino e i Garda di Samarate, che qui da anni hanno un’industria che produce intimo da donna, uomo e bambino. Nella sede di Gallarate, a coordinare lo stile c’è Rina Garda, presidente dell’azienda, con Francesco Pinto amministratore delegato. «È lei a tenere il timone — precisa Cimmino — noi come vocazione siamo "mercanti". Ai Garda abbiamo un po’ sconvolto la vita, tutto s’aspettavano tranne che i meridionali lavorassero tanto» scherza Cimmino.
L’azienda è nata nel 2001, poco dopo il "divorzio" tra Luciano e suo fratello Giancarlo, con la vendita della società che deteneva il marchio Original marines. «Il marchio l’ho creato io — dice — la primogenitura non me la possono togliere. Succede che a un certo punto non si riesca più a intendersi. Ora sono molto sereno nel parlarne, non lo ero 45 anni fa». Il distacco, racconta Cimmino «è stato una scelta di vita. Quando si è accentuata la diversità di vedute con mio fratello e altri soci con cui ero andato d’accordo per più di 20 anni, ho preferito chiudere, anzi sono stato spinto fuori. Ci ho molto sofferto. Alla fine pure mio fratello se n’è andato e oggi si occupa di edilizia. Original marines è rimasto ad Angelo Pera e solo l’uno per cento a mio nipote Mario Cimmino, come partecipazione simbolica».
Yamamay e Carpisa, due marchi nati insieme che procedono su binari paralleli, con 700 addetti. Di quest’ultimo, griffe di borse e valige, Cimmino ha il 25 per cento in società con i Carlino, Raffaele e Maurizio che hanno il 70, imprenditori napoletani specialisti nella lavorazione di pellami, e Sergio Ubaldo, altro imprenditore partenopeo, per la restante quota del 5 per cento, «un bel mix di ingegno e vivacità meridionale applicati a costanza e applicazione più nordiche». Il quartier generale è all’Interporto di Nola, e presto sarà pronta la nuova sede, una palazzina di cinque piani di 12 mila metri quadrati, con aule di formazione, un centro stilistico e modellistico.
Fatturati in crescita per Yamamay: per il 2007 è 93,5 milioni euro, con un incremento del 30 per cento, mentre le previsioni per il 2008 puntano a 115 milioni, in salita del 1520. Dodici milioni di capi, tutti fabbricati all’estero, eccellente rapporto prezzo qualità. «Modaioli in trend, ma senza esasperazioni inutili». Minuziosa attenzione al prodotto, «dall’analisi dei tessuti e delle rifiniture, al controllo per evitare sostanze nocive come coloranti tossici, collanti, conservanti». «Siamo un po’ ambiziosi, non corriamo per essere secondi per tutta la vita — dice l’imprenditore — sono anni che rinvestiamo tutti gli utili, per accelerare e favorire la crescita. Alla base del successo c’è moltissimo lavoro: mio figlio "abita" in aereo, mia moglie, Carmelita Antinolfi, segue i due punti vendita del Vomero, a Napoli, che fungono da osservatori sulle tendenze e le richieste del pubblico».
Il numero dei negozi, entro il 2008 toccherà quota 525 per Yamamay e 480 per Carpisa. Una forte presenza all’estero. Yamamay a ottobre aprirà a Londra, in Germania ha due negozi e il terzo sarà presto inaugurato a Colonia, un "negozio bandiera" di 300 metri quadrati. Ce ne sono nove in Grecia, e a Cipro, in tre anni 40 nuove aperture: «Nel prossimo triennio i negozi all’estero dovranno arrivare a un numero da costituire il 25 per cento del mercato globale di Yamamay».
Per Carpisa la settimana scorsa due aperture a Barcellona, è presente in Costarica e a Panama. Il fiore all’occhiello però è un negozio in una palazzina di tre piani in Oxford Street a Londra, «che ha ricevuto dal ministro del commercio inglese il premio per il miglior investimento italiano nella loro capitale nel 2007». Al lancio del marchio contribuì non poco uno "scandaloso" catalogo con bellissime modelle che indossavano audaci capi di lingerie e, come location, lo storico Teatro San Carlo di Napoli, che suscitò la protesta del sindaco Iervolino. Persino il Guardian inglese ne parlò. «Il classico colpo di fortuna che condisce una minestra ben preparata» commenta Cimmino.

Yamamay ha vinto il premio della Cassa di Risparmio di Ferrara per la campagna 2008 basata sull’ecologia. Con lo slogan "save the Amazon, use Jute", sono state distribuite 200 mila borse shopper di juta a sostegno della fondazione sorta a Manaus, capoluogo dello stato di Amazonas, per proteggere dal disboscamento quel territorio, che è una delle più grandi riserve di ossigeno del pianeta.



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