Franchises News


July 10, 2007

Pochi soldi ai laureati

Occupazione sopra l''80 per cento, ma stipendi bassi

Il famoso "pezzo di carta" serve ancora, anche se non garantisce né l''immediata assunzione, né un salario all'altezza.
Sono questi, in sintesi, i risultati dell'ultima indagine del consorzio AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati.

Cinque anni dopo la discussione della tesi, l'85,3 per cento degli ex universitari lavora. La percentuale è in flessione di un punto percentuale rispetto al 2006 (86,3 per cento) e di un ulteriore decimale rispetto al 2007 (86,4 per cento).
Quanto ai salari, anche qui si rileva una tendenza negativa rispetto al 2006: oggi il reddito medio è di 1.316 euro, contro i 1.333 dell'anno scorso.

A fronte di questi dati apparentemente scoraggianti, i motivi di ottimismo sono due: la ripresa del mercato del lavoro è cominciata a fine 2006, il che fa pensare che un trend nuovamente positivo sarà rilevato nell'indagine del 2008; laurearsi comunque conviene e le facoltà più competitive possono vantare un tasso d'occupazione post-laurea che si aggira attorno al 90 per cento.

Quali sono queste facoltà?
Innanzitutto Ingegneria. Il tasso di occupazione è al 95,6 per cento e lo stipendio netto è mediamente di 1.630 euro.
Sopra il 90 per cento si collocano anche Architettura (92.0) e Farmacia (90,6), mentre Economia è appena sotto (89,6).
Fanalino di coda nella percentuale di occupati è invece Medicina e Chirurgia, con solo il 57.7 per cento. Ma i medici scontano i tempi lunghi delle specializzazioni post-laurea (il 29 per cento è ancora alle prese con le scuole di specializzazione cinque anni dopo la discussione della tesi). Dal punto di vista del reddito netto, prendono invece più degli ingegneri: 1.850 euro in media.

Complessivamente, le facoltà umanistiche vanno più a rilento di quelle scientifiche. Il motivo è semplice: mentre un ingegnere, un architetto o un farmacista neolaureato si trovano già con un "mestiere" in mano, un laureato in lettere o in lingue dovrà spendere ancora qualche anno per specializzarsi. In compenso, mentre i laureati nelle facoltà scientifiche sono concentrati in due o tre settori lavorativi, gli "umanisti" spaziano in professioni molto diverse tra loro e, spesso, distanti dal corso di studi intrapreso.
Va inoltre sottolineato che Lingue e Letterature straniere è la facoltà che in due anni ha compiuto il balzo più consistente dal punto di vista dell'occupazione: un +8 per cento che è del tutto in controtendenza rispetto al trend generale e che si spiega con la maggiore apertura internazionale del mercato del lavoro.

Tempi duri invece per chi si laurea in Scienze Statistiche: -4,8 per cento nel tasso di occupazione e addirittura -131,4 negli stipendi netti.
Ma i salari sono la nota dolente per tutti i laureati. Se i dati sono estremamente variabili da facoltà a facoltà, l'aggregato ci dice che nell'ultimo biennio sono aumentati complessivamente solo del 2,7 per cento; poco per stare al passo con il caro vita. Si calcola infatti che negli ultimi cinque anni le buste paga dei laureati hanno perso il 5,3 per cento del potere d'acquisto.
G.B.

Fonte: Alice.it

http://lavoro.economia.alice.it/racconti/r369_occupazione_laureati.html

 



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