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Omaggio a Steve Jobs

Da: Email Author

di Alessandro De Cristofori





Prendete un arcobaleno. Sapreste scegliere un colore –uno solo– che lo rappresenti? No, naturalmente. Perché l’arcobaleno è semplicemente irriducibile. Lo stesso si può dire dell’uomo che abbiamo conosciuto con il nome di Steve Jobs.

Visionario. Arrogante. Illuminato. Esponente della controcultura. Capitalista compulsivo. Sono tutte descrizioni che si adattano –assieme a molte altre– alla figura del fondatore di Apple. La corposa biografia scritta da Walter Isaacson stenta a contenere i punti di vista. 

Al di là dei quali ci sono però valori che Jobs ha incarnato al massimo grado e che costituiscono la sua eredità spirituale.
Ne scegliamo due
, a cui vorremmo rendere omaggio.

Bene, anche quello che non si vede
Il primo, l’attenzione al design, è a sua volta un’eredità raccolta e sviluppata. Ci spieghiamo meglio. I prodotti di Jobs sono in genere oggetti raffinati.
Ciascuno rappresenta il culmine di successivi perfezionamenti e racchiude un impegno maniacale nel rifinire ogni dettaglio. Anche quelli che nessuno nota.
Prendete la scocca uni body del MacBook, di cui il designer Jony Ive ha detto che “è probabilmente più bello dentro che fuori”.
O la mainboard dei primi Macintosh, di cui si racconta che Jobs abbia fatto rifare il tracciato perché i circuiti stampati non seguivano un percorso elegante. O la scocca dell’Apple II, che non era possibile aprire se non con utensili speciali ma al cui interno erano incise le firme degli ingegneri del team di sviluppo.
Quasi sempre, il design è stato influenzato da una massima che Jobs raccolse dal padre, meccanico della Marina: “un buon mobiliere sceglie un legno di qualità anche per il pannello posteriore di una credenza, anche se nessuno lo vedrà mai”. Fedele all’insegnamento, Jobs ha dimostrato che, anche in piena crisi, un design superiore vende, indipendentemente dal prezzo.

Incroci complessi
Un altro fattore decisivo del successo di Jobs nasce dalla composizione caotica della sua personalità. Ex hippie, appassionato di musica, collezionista di espulsioni lungo l’intera carriera scolastica, interessato alle scienze esatte come allo zen e alle arti grafiche, Jobs ha fatto della curiosità l’asse portante della propria formazione. Il risultato? Un’anima inquieta, con un singolare incrocio tra saperi umanistici e competenze scientifiche.
Un profilo che lo avvicina a quello di molte grandi personalità del Novecento e che traccia una preziosa indicazione per il futuro. In un mondo ad alta velocità dominato dalla fredda logica ingegneristica, ciò che conta davvero è stabilire un controllo umano, emotivo e culturale su processi altrimenti sterili e votati alla logica del “massimo rendimento con il minimo sforzo”.
I vincenti del futuro, in ambito economico come politico, saranno gli individui che vantano un background imbevuto di cultura umanistica e scientifica. In altre parole, non si può fare crescita senza investimenti culturali. Detto in questa Italia, suona quasi inquietante…

 

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