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November 21, 2006

Come rilanciare la crescita

di Michele De Gaspari

Nell''autunno del 2006 lo scenario dell'economia internazionale si conferma favorevole, nonostante i segnali di rallentamento degli Stati Uniti. L'anno che sta per concludersi sarà, infatti, un nuovo periodo di crescita record per il Pil mondiale (+5%), trainato dal forte sviluppo dei paesi emergenti dell'Asia (Cina e India in testa), a cui si affianca la ritrovata salute del Giappone. Anche l'area dell'euro ha consolidato la fase di ripresa, dopo l'accelerazione congiunturale di metà anno, grazie alla spinta tedesca e al progressivo rafforzamento della domanda interna, che ha dato slancio al Vecchio continente senza affidarsi ai soli stimoli esogeni, com'era accaduto nel recente passato. Il calo dei prezzi petroliferi e il positivo andamento del mercato azionario costituiscono, poi, altrettanti fattori di sostegno alla domanda, perché alimentano la capacità di spesa e allontanano, nello stesso tempo, le probabilità di una svolta ciclica in negativo. La crescita del Pil in Eurolandia dovrebbe, pertanto, collocarsi sul 2,5-2,7% nella media del 2006, il valore più elevato degli ultimi sei anni, e rallentare a poco più del 2% nel 2007. L'indebolimento previsto, pari a circa mezzo punto percentuale, è conseguente sia alla frenata dell'economia americana, sia alle politiche fiscali restrittive di alcuni importanti paesi dell'eurozona (Germania, Italia), data l'esigenza di riequilibrare i conti pubblici.

L'Italia, dopo ben cinque anni di stagnazione, ha messo a segno nei primi tre quarti del 2006 un significativo processo di ripresa: il Pil dovrebbe crescere nella media di quest'anno dell'1,7% (1,8% corretto per i giorni lavorativi), che è il tasso di sviluppo più elevato a partire dal 2001. La produzione industriale, a sua volta, mostra nei primi dieci mesi un aumento dei valori tendenziali vicino al 2%, con un buon recupero dai minimi toccati nel primo trimestre 2005. La fase di accelerazione sembra, però, essersi esaurita all'inizio dell'autunno, quando la dinamica produttiva si è assestata su ritmi più moderati, che dovrebbero preludere a un rallentamento nel corso del 2007, in sintonia con la prevedibile pausa ciclica nella congiuntura europea. La ripresa delle esportazioni e il rafforzamento della domanda interna hanno favorito il ritorno alla crescita del Pil, prevista intorno al 2% tendenziale annuo nell'ultimo trimestre del 2006. L'erosione delle quote di mercato del made in Italy dovrebbe essersi finalmente arrestata; il recupero della domanda estera ha contribuito, poi, al rilancio degli investimenti in macchinari e attrezzature, data la ormai ridotta capacità produttiva inutilizzata e le condizioni monetarie che rimangono espansive. Nonostante l'andamento rivelatosi migliore del previsto, l'economia italiana continua a mostrare, tuttavia, un ritmo di sviluppo che è il più basso tra i maggiori paesi europei, insieme a un profilo stagnante della produttività; ciò a causa dei vincoli strutturali, a cominciare dai problemi della finanza pubblica.

Sul fronte dei conti pubblici, il miglioramento delle prospettive di crescita dell'economia ha ridotto la stima del deficit per quest'anno a circa il 3,5% del Pil, oltre mezzo punto in meno rispetto alle attese di inizio estate; tenuto conto degli effetti della sentenza della Corte di giustizia europea sull'Iva per le autovetture, il disavanzo aumenta a consuntivo verso il 4,7% del Pil. L'andamento del 2006 riflette, infatti, una più moderata dinamica della spesa corrente primaria a fronte di entrate tributarie in sensibile crescita, anche se in parte dovuta a un gettito di natura temporanea. Il positivo risultato dell'anno in corso ha, inoltre, consentito di limitare la correzione netta del bilancio pubblico a non più di 15 miliardi di euro, come previsto nella Legge finanziaria per il 2007, che colloca il deficit programmato al 2,8% del Pil. L'obiettivo dovrebbe essere raggiunto con un insieme di misure straordinarie, ma dagli effetti permanenti, quali il trasferimento all'Inps del Tfr non destinato ai fondi pensione e un complesso di azioni destinate a contrastare l'evasione e l'elusione fiscale. Il saldo primario di bilancio risalirebbe così al 2%, consentendo al rapporto debito/Pil di tornare a scendere, dopo due anni di aumenti, che hanno riportato la nostra finanza pubblica in una situazione preoccupante.

Il Bollettino del Servizio studi

Secondo appuntamento ufficiale dell'anno per importanza, dopo quello istituzionale della Relazione del 31 maggio, il Bollettino economico della Banca d'Italia è pubblicato tradizionalmente in due cadenze nel corso dell'anno, a febbraio/marzo e ottobre/novembre. Con questa edizione, numero 47 (il numero 1 è dell'ottobre 1983), il periodico del nostro Istituto di emissione è alla sua sedicesima uscita dal 1° gennaio 1999, data di avvio della Banca centrale europea (che ne ha ereditato le competenze in tema di politica monetaria), affiancandosi così al suo nuovo Bollettino mensile. I testi, le elaborazioni statistiche e le analisi sono opera del Servizio studi della Banca, di cui è attualmente responsabile Salvatore Rossi, affiancato nella supervisione da Ignazio Visco, direttore centrale per la ricerca economica.

Banca d'Italia, Bollettino economico, n. 47, novembre 2006

Fonte: Il Sole 24 Ore



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