Franchises News


June 17, 2008

Corneliani, 50 anni di un family business

Fonte: Luxury24




di Paola Bottelli

«Da mezzo secolo siamo industriali e stilisti: siamo tra i pochi marchi italiani di abbigliamento maschile di qualità sopravvissuti e cresciuti, controllando la filiera, a dispetto di scenari di mercato dominati dalla selezione. Però le luci della ribalta sono riservate alle passerelle: non è un paradosso, visto che molti stilisti non hanno neppure alle spalle un'attività industriale? Forse dobbiamo metterci a sfilare anche noi? La giacchina sfiziosa la sappiamo fare, ma il nostro consumatore non vuole essere "tra-vestito". Le giacche bisogna venderle, nei nostri punti vendita e in quelli dei negozianti nostri partner: altrimenti distruggiamo la distribuzione».
È un fiume in piena Carlalberto Corneliani, amministratore delegato dell'azienda che ha fondato 50 anni fa con il fratello Claudio (86 anni, oggi presidente onorario), 146 milioni di euro di ricavi consolidati nel 2007 e un utile netto di 5,4 milioni, 921 addetti in Italia. A 76 anni (ma ne dimostra 15 di meno, «grazie a 45 minuti di walking e 20 di stretching tutte le mattine», spiega) è saldamente al comando strategico della sede di Mantova. Guidata assieme ai due figli, Maurizio, direttore marketing e commerciale, e Sergio, direttore stile e creatività, e ai due nipoti, Corrado, direttore dell'area tecnica, e Cristiano, direttore commerciale estero. Un family business aperto anche al management, che ricopre le altre posizioni di vertice: dal Cfo al controllo di gestione, dalle risorse umane alla produzione, dall'It alla modellistica.
Riunita attorno al tavolo della sala consiglio, dove sono appese vecchie fatture degli anni 60, la dinastia Corneliani si presenta in abito gessato (ma, seppur impercettibilmente, di diverse fantasie). L'a.d. – past president della Federtessile – racconta che a cinque anni dormiva nella fabbrica del padre Alfredo, pioniere della confezione maschile, nella cesta in cui la madre poneva le camicie destinate alle forniture militari che aiutava a cucire durante la guerra d'Africa. Nel '40 l'attività poteva contare su 330 dipendenti, ma il dramma della Seconda guerra mondiale portava successivamente alla chiusura. Nel '58 la decisione di Carlalberto e del fratello di ripartire da zero.

Oggi la factory mantovana, così come quella di Verona (la Corneliani produce anche su licenza la Polo Ralph Lauren), è un gioiello hi-tech. «Siamo cablati – spiega Corrado, 60 anni – e da anni siamo partner della Lectra nello sviluppo di tecnologie in grado addirittura di tagliare il singolo capo per il su misura. Giacche e capospalla sono intelati e assemblati con cuciture, non certo termoadesivati come fa la maggior parte dei competitor: qui si lavora ancora con ago, filo e ditale».
Appesi alle linee di produzione i capi dell'inverno, di imminente consegna, mentre alcune signore in camice bianco terminano la ribattitura a mano degli angoli fondo manica di quelli della primavera 2009 per il Pitti che sta per aprire a Firenze: stasera, l'anniversario della Corneliani sarà celebrato sulle rive dell'Arno con un'installazione nel secentesco Palazzo Capponi all'Annunziata e una cena nel parco del nuovo hotel Four Seasons. «In omaggio ai 50 anni – racconta Sergio, 48 anni – ci siamo ispirati appunto agli anni 50: blazer, fantasie e colori, tessuti double, anche in special edition, nel segno dell'eleganza».
Sul fronte commerciale, si sta accelerando sullo sviluppo dei monomarca. «Stiamo potenziando il retail diretto e in franchising – dice Maurizio, 51 anni – e arriveremo a 40 negozi entro la fine dell'anno, diversi dei quali in Asia: l'ultimo aperto è comunque una chicca a Porto Cervo. Tra poco, tra l'altro, lasceremo per fine contratto il flagship di via Montenapoleone per spostarci, nella stessa strada, nella palazzina di tre piani ex Alviero Martini». Intanto Cristiano, 45 anni, riceve i collaboratori delle nuove filiali estere: «A Shanghai – racconta – avremo 4 persone subito, in prospettiva 6, mentre stiamo per aprire anche in Gran Bretagna».
Certo, il "traghettamento" a valle della filiera è impegnativo per qualsiasi brand. «Finora – conclude Carlalberto – abbiamo utilizzato i nostri mezzi e l'indebitamento è risibile. Forse, se dovremo aprire tanti negozi ogni anno, finiremo per andare in Borsa. Vediamo tra due anni. Vedranno i ragazzi».

da Il Sole-24Ore del 17 giugno 2008

http://www.luxury24.ilsole24ore.com



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