Franchises News


January 27, 2009

Anche Burger King alla conquista dell'Italia

Fonte: Il Sole 24 Ore




È il fast-food ma, forse, sarebbe meglio chiamarlo low-food. Nel senso del prezzo. E sì perché, certo «non siamo contenti della crisi - dice Juan Olave, general manager di Burger King Italia - Nessuno può esserlo». Ma, poi, il «crollo dei consumi - conferma il manager - ci colpisce di meno. Famiglie, o lavoratori in pausa pranzo, che prima mai sarebbero venuti da noi, ora decidono di provare i nostri piatti. Grazie ai prezzi contenuti. Un esempio? Un menù completo di hamburger, patatine e bevanda costa solo 5,8 euro».

I sostenitori della dieta mediterranea, certamente, non faranno salti di gioia. Tuttavia, quando le tasche sono più vuote a causa della crisi, mordere un panino può diventare una valida soluzione. Che, giocoforza, aiuta il business dei fast-food, Burger King in testa. «Nell'esercizio 2007-2008 - dice Olave -, nonostante la recessione, i ricavi mondiali sono saliti del 10% a 2,45 miliardi di dollari». Certo, per l'anno fiscale in corso si prevede un rallentamento, ma «la nostra stima - sottolinea il manager - è un incremento del fatturato attorno al 3-4 per cento. In Italia, dove nell'esercizio scorso abbiamo raggiunto un giro d'affari di circa 50 milioni di euro, posso confermare che stiamo crescendo almeno su quei livelli».

Proprio l'andamento positivo («l'Eps worldwide- ricorda Olave - è stimato, nel 2008-2009, tra 1,54 e 1,59 dollari»), ha convinto la società americana ad aumentare il numero dei nuovi ristoranti: «Le inagurazioni, nel 2009, saranno comprese tra un minimo di 350 e un massimo di 400 - sottolinea il manager - Circa il 50% di queste verranno realizzate in Europa: un occhio di riguardo lo avremo proprio per l'Italia».

Quale il numero di fast-food che volete aprire nel Belpaese? «Attualmente abbiamo 49 ristoranti: due gestiti direttamente da noi, i rimanenti sono in franchising. L'obiettivo è di raggiungere circa 60 locali a fine 2009 per, poi, nel 2014 arrivare ad averne 150». Numeri indubbiamente ambiziosi di fronte ai quali gli analisti rimangono un po' dubbiosi e ripetono un noto leit-motive: l'Italia è la patria della buona cucina; non è così facile conquistare quote di mercato a suon di panini e patatine. «Non sono d'accordo - ribatte Olave - le ricerche di mercato dicono che i nostri prodotti piacciono. Non abbiamo ancora una presenza significativa ma solo perché siamo partiti in ritardo. In realtà la concorrenza nel nostro business, in Italia, è bassa: lo spazio per crescere c'è, eccome». Già, lo spazio per crescere. L'espansione che Burger King ha in mente nella Penisola non è una copertura totale del territorio: «Ci focalizzeremo sui dieci centri urbani più importanti» e, per il momento, verranno escluse le isole. «Anche se entro fine anno - ammette Olave - c'è la possibilità di aprire un ristorante in Sicilia».

Praticamente esclusa, invece, la crescita per linee esterne. «Mai dire mai. Tuttavia, allo stato attuale, non c'è alcun programma di acquisizioni. Noi puntiamo sul franchising. Cerchiamo soggetti in grado di gestire almeno 4-5 locali. Fin dall'inizio, quale franchisee, abbiamo avuto Autogrill». E adesso, avete avviato ulteriori contatti? «Certo. Stiamo dialogando con diversi operatori. Di recente, per esempio, abbiamo concluso un accordo con Finifast che ha aperto, a dicembre scorso, un locale e ne avvierà altri due entro l'esercizio fiscale in corso».
Insomma, la crisi morde le tasche della gente. Che, per non rinunciare alla cena del sabato sera, potrebbe decidere di mordere sempre di più un hamburger.

di Vittorio Carlini

http://www.ilsole24ore.com

 



Altri articoli di notizie rispetto allo stesso mese


Dicembre 2008

Novembre 2008

Ottobre 2008

Settembre 2008