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January 10, 2008

I due pericoli del 2008 si chiamano Stati Uniti e Cina...

Fonte: giuseppeturani.repubblica.it

I due pericoli del 2008 si chiamano Stati Uniti e Cina. Entrambi questi paesi potrebbero finire in recessione provocando più di un guaio a tutti gli altri. La cosa può sembrare strana perché niente è più diverso, in questo momento, di America e Cina. La prima sta chiudendo il quarto trimestre del 2007 quasi certamente con una crescita uguale a zero. E nel primo trimestre del 2008 dovrebbe mettere insieme una crescita di appena lo 0,8 per cento. E’ del tutto evidente che con crescite così basse basta un piccolo choc (o una coda della crisi subprime) per far saltare tutto e per mandare il paese in recessione. La Cina, invece, sta correndo a velocità cosmiche e pare scoppiare di salute. Ma non è detto che tutto sia come sembra.

Molti esperti sostengono che l’America non finirà in guai grossi perché è un grande paese e alla fine troverà il modo di salvarsi. Altri, invece, sostengono che la recessione è già scritta nelle cose e che non c’è niente da fare per evitarla. L’unica possibile via di fuga sta nel fatto che l’inflazione non è preoccupante e quindi la banca centrale, la Federal Reserve, può continuare a tagliare il costo del denaro per evitare il dramma della recessione. Si tratta solo di vedere se questo potrà bastare. Ma bisogna anche di vedere se la Fed di Bernanke avrà tutto il coraggio che serve per tagliare a oltranza i tassi di interesse.

In conclusione, oggi nessuno può dire se negli Stati Uniti ci sarà o no recessione nel 2008. Si può solo dire che oggi l’America è come una vettura che sta scendendo da una strada di montagna con i freni un po’ fuori uso e con un pilota (Bernanke, il capo della Fed) alla sua prima prova importante.

Comunque, le previsioni correnti (e accettate un po’ da tutti) dicono che nel 2008 l’economia americana dovrebbe crescere (grazie a una ripresa nel secondo semestre) dell’1,9 per cento. Con il rischio che qualche choc la abbatta a un misero 1 per cento. Un choc un po’ più grande, però, potrebbe portare il tutto in recessione, come si è già detto.

Si pensa, infine, che il dollaro possa arrivare fino a 1,55 contro l’euro durate l’estate prima di riguadagnare un po’ di terreno e di riportarsi a quota 1,49 a fine anno.

E questo, come è ovvio e come è stato previsto da tutti, provocherà un sensibile rallentamento in Europa. Sul Vecchio Continente, insomma, si frena, ma non dovrebbe accadere niente di grave. Certo, era meglio correre un po’ di più, ma per il 2008 è saggio rassegnarsi: non ci sarà alcuna accelerazione. Anzi. La crescita complessiva sarà dell’1,6-1,7 per cento, salvo incidenti di percorso.

L’altro paese che può correre qualche rischio serio è la Cina. A osservarla superficialmente sembra essere il ritratto della salute economica. Nel 2007 è cresciuta dell’11,5 per cento e nel 2008 dovrebbe rallentare solo leggermente al 10,8 per cento. E gli investimenti viaggiano a oltre il 30 percento di aumento all’anno. Mai si è visto un paese così vispo e così in forma.

Solo che per gli esperti tutto questo è troppo. Al punto che le stesse autorità cinesi hanno fatto ogni cosa per rallentare un po’ questa crescita, ma con scarsi successi.

Eppure, è ovvio che una frenata ci dovrà essere prima che tutto si surriscaldi in modo irrimediabile.

E è qui che sorge il problema. Più di un esperto dubita che le autorità cinesi sappiano gestire quello che si chiama un soft-landing, cioè un atterraggio morbido della loro economia. Il soft-landing è comunque un’arte molto difficile, e che finora è riuscita solo a alcune banche centrali molto sofisticate e molto ben gestite.

Oggi, invece c’è il sospetto che i cinesi non abbiano l’abilità e, forse, nemmeno le capacità necessarie. Da qui la preoccupazione che alla fine l’intera vicenda possa chiudersi con un classico hard-landing, cioè con una crisi dura e violenta che potrebbe avere un impatto molto pesante sul resto delle economie asiatiche. Con la sola eccezione dell’India, la quale dispone, saggiamente, di un forte mercato interno e quindi è in grado di fare da sola.

In conclusione, oggi c’è una sola area relativamente tranquilla e è la vecchia Europa, lenta e un po’ dormigliona, ma abbastanza al riparo da grossi rischi. (E questo, forse, potrà indurre qualcuno, sbagliando, a rivalutare il “modello Europa”).

Al contrario le due “Terre promesse”, i due luoghi in cui le cose vanno più in fretta che altrove, Cina e America, sono diventate zone abbastanza pericolose. Per il resto del mondo, comunque, le cose non dovrebbero andare poi malissimo. A parte il rischio di incidenti gravi negli Stati Uniti e in Cina, dovrebbe esserci una leggera frenata, ma niente di veramente drammatico. Secondo Global Insight il Pil mondiale nel 2008 crescerà del 3,3 per cento contro il 3,7 per cento del 2007. Il 2008, insomma, si presenta come un’annata un po’ magra per tutti (una piccola quaresima), ma sopportabile.

In Cina e in America, invece, potrebbero esserci guai molto grossi e molto seri.

 

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