Riconquistati dal made in Italy
Economy - Emanuela Cavalca
Un fenomeno simile al
"controesodo" sta spingendo un numero crescente di aziende straniere
dell''abbigliamento e delle calzature a produrre in Italia. Partono da Francia,
Germania e Regno Unito, tre Stati dove le attività nel manifatturiero continuano
a calare, e trovano nel nostro Paese esperti modellisti, prototipisti,
lavorazioni sartoriali e alta qualità anche negli accessori. «Sono soprattutto
gli stilisti francesi a scegliere l'Italia per realizzare produzioni d'alto
livello» dice Mario Boselli (nella foto), presidente della
Camera nazionale della moda, «perché in patria non hanno più
strutture adeguate».
Non c'è solo Bata,
il colosso ceco delle calzature (in Italia fattura 430 milioni di euro, con un
utile operativo del 7%), che nel 2006 ha portato il 50% della sua produzione in
Italia. Gli esempi si sprecano, a partire dai jeans, da anni un cavallo di
battaglia del guardaroba: nel 2005 in Italia ne sono stati acquistati 39
milioni, in gran parte prodotti all'estero.
Ma qualcosa sta cambiando anche
in questo settore. Lo stilista francese Maurice Ohayon ha
deciso di concentrarsi sul denim, capitalizzando la naturale predisposizione per
la ricerca e l'utilizzo di tinte innovative: e così ha scelto l'Italia per
produrre la sua nuova collezione Notify. Si tratta di jeans anatomici, tutti
prodotti a Matino (Lecce) dalla società Romano. In soli quattro
anni di vita, Notify ha visto crescere parecchio il suo giro d'affari: nel 2005
erano 9,1 milioni d'euro e si stima diventeranno almeno 11 nel 2007.
Anche Etienne Aigner
è un'azienda straniera con il cuore produttivo che batte in Italia:
«Dalla Germania siamo venuti a produrre in Toscana perché credo nel design
italiano e nella qualità superiore degli artigiani e dei produttori italiani»,
dice Michael Kamm, amministratore delegato della società di Monaco. Nella sede
italiana di Signa (Firenze) lavorano i designer, mentre la scelta del partner
produttivo per l'abbigliamento da donna è caduta su Sabatini,
un'azienda fondata nel 1978 a Peccioli (Siena), che da anni produce per diversi
marchi italiani e americani. Etienne Aigner oggi è presente in oltre 400 punti
vendita di 40 Paesi, gestisce circa 134 negozi col suo marchio, da Monaco a
Tokyo. E il fatturato è in crescita: da 32,9 milioni nel 2005 a quasi 36 nel
2006.
Anche nel calzaturiero il
«controesodo» produttivo sta avanzando. Nelle Marche, Neil Barrett,
il famoso stilista inglese che ha disegnato le collezioni per Prada e le linee
maschili per Gucci, dal 2002 ha trovato l'ideale realizzatore delle sue
calzature in Cappelletti. Si tratta di un'azienda familiare di
Sant'Elpidio al Mare (Ascoli Piceno), con 50 anni di storia e 60 addetti, che
rifornisce con il 50% della sua produzione di qualità una serie di marchi
nazionali e internazionali. La quota degli ordini di Neil Barrett, che incideva
per il 5-6% sul fatturato di Cappelletti nel 2004 (7 milioni), è arrivata al
7-8% nel 2006 (8 milioni) e nel 2007 prevede di arrivare al 10%.
Estratto da Economy del
27/04/07 a cura di Pambianconews
http://www.pambianconews.com/ita/notiziecomunicati/notiziefull.asp?idnotizia=28635&ftd=1&daysFromToday=7
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