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Fatti piacere il tuo lavoro

Da: Email Author

La ricetta di Joey Faucette



lavoro ideale

di Ugo Perugini

Nel suo ultimo libro, Joey Faucette ci dà la ricetta per trovare la felicità nel nostro lavoro. Al di là del dibattito tra posto fisso e precario, sempre d’attualità nel nostro Paese, quello che conta alla fine è avere un lavoro che piaccia e che dia soddisfazione

Chi è Joey Faucette?

Joey Faucette è il tipico americano che ce l’ha fatta! Un uomo determinato, estremamente po sitivo, pieno di entusiasmo, di idee e di passione. Lo scorso agosto ha pubblicato un nuovo libro (il sesto) dal titolo “Work positive in a world negative” (Come lavorare in modo positivo in un mondo negativo). L’averlo fatto in un momento tutt’altro che favorevole dell’economia mondiale, conferma che questo personaggio ha coraggio da vendere e idee chiare. E il mercato gli ha dato ragione visto che il libro è diventato ben presto un best seller. D’altra parte, fin da piccolo, Joey ha dimostrato di essere un tipo tosto. Aveva 9 anni e voleva comprarsi una nuova moto. Aveva provato a guadagnare qualche soldino tagliando l’erba dei vicini ma una fastidiosa allergia l’aveva bloccato. Lui non si è perso d’animo, ha cambiato “attività”, si è messo a vendere cartoline di Natale porta a porta. Con eccellenti risultati. Non solo si è potuto comprare una moto nuova, ma anche un telescopio e un registratore a cassette. Frequentando l’università, poi, si è pagato gli studi lavorando presso una radio privata e ottenendo, anche in questo caso, un notevole successo personale che gli è servi to da apripista per la sua attività di conferenziere e business coach. Le aziende, oggi, si contendono la presenza di Joey Faucette. Quando tiene i suoi corsi, i risultati non tardano ad arrivare. Si occupa anche di leadership, sviluppo personale e professionale, e di comunicazione.

In questo articolo cercheremo di capire quali sono le sue idee legate al lavoro, partendo proprio dalla sua ultima fatica.

Gli imprenditori e la capacità di cambiare le cose

Avete un azienda, vi accorgete che le cose ristagnano e state pensando che è arrivato il momento di darle una scossa.

Cosa fare?

Ci sono tre principi, secondo Joey Faucette, che vanno rispettati e sono: l’attenzione, l’intenzione e l’azione. Vediamo di analizzarli da vicino.

L’attenzione significa anzitutto fare l’inventario delle cose che funzionano e di quelle che proprio non vanno, rendendosi conto che la maggior parte del nostro tempo viene dedicata proprio agli aspetti più negativi dell’azienda.

É naturale, direte!
Certo, non bisogna trascurarli e occorre trovare le soluzioni più adeguate per ognuno di essi. Ma il focus della nostra attenzione deve essere rivolto soprattutto agli aspetti positivi dell’impresa. Più ci si concentra su quelli negativi, più se ne scoprono di nuovi (è una specie di vaso di Pandora…) e questo diventa controproducente per la crescita del business. A questo punto, un consiglio pratico di Faucette: concedetevi 10 minuti di pensieri positivi ogni mattina, soffermatevi sui punti di forza della vostra azienda (ve ne sono senz’altro e tanti!) sui risultati raggiunti e quelli da raggiungere. Automaticamente anche l’ago della bussola comincerà a indicarvi il nord del successo, cioè la strada giusta da percorrere per uscire dai vostri problemi.

L’intenzione, il secondo passo, è altrettanto strategico e importante. Qui si richiede una certa capacità introspettiva. Dovete porvi delle semplici domande: Cosa mi piace realmente del lavoro che faccio? Perché faccio questo mestiere e non un altro? In altri termini, si chiede di riscoprire il coinvolgimento, la spinta emozionale che ha motivato le vostre scelte iniziali, o, meglio ancora, la passione “primi genia”, i sogni, gli ideali, le speranze. Anche al di là e al di sopra del meccanismo prosaico dei profitti. L’intenzione, riportata in tal modo alla luce, insieme all’attenzione positiva per l’azienda costituisce una spinta più che efficace per cambiare le cose ma soprattutto le persone che lavorano con voi.

Tutto questo, però, è vano se non viene tradotto in azione. Come fare, allora? Analizzando quello che si sta facendo. “Come passi la tua giornata lavorativa?” Molti professionisti a questa semplice domanda rispondono che la maggior parte del loro tempo è dedicata a risolvere i problemi del personale o a intervenire per sistemare meccanismi organizzativi o strutturali che non funzionano, ammettendo indirettamente di aver perso di vista l’obiettivo primario della propria azienda: dedicarsi al proprio business e crescere.
E questo è grave.
Bisogna, allora, soffermarsi sulla lista delle priorità, eliminando tutti quegli aspetti che vi impediscono di individuare i veri punti di forza che caratterizzano il vostro lavoro e che mettono in ombra il vostro originario entusiasmo. Qui occorre essere decisi: bisogna cominciare a delegare laddove sia possibile la gestione dei problemi, eliminando alla fonte l’origine degli stessi, e riportare in cima alla lista delle cose da fare quelle che rappresentano sul serio l’identità e l’anima della vostra impresa. Non ci sono altri sistemi per superare certi momenti di crisi.

I dipendenti e il piacere del lavoro

Questo va bene per gli imprenditori ma per i dipendenti, i lavoratori? Lasciamo che risponda lo stesso Faucette: “Sono convinto che molte delle cose dette sopra valgano anche per i lavoratori dipendenti. Anzitutto credo che nella vita, non solo nel lavoro, quello che conta è che le avversità, le difficoltà, i problemi che ci troviamo ad affrontare non vadano mai a incidere in maniera negativa su di noi. Noi dobbiamo imparare dai no stri errori, solo in questo modo cresciamo, ma dobbiamo evitare anche che essi inquinino il nostro entusiasmo, la nostra passione. Per quanto riguarda i dipendenti, essi devono anzitutto cominciare a cambiare mentalità, in azienda ognuno ha il suo ruolo, ma l’azienda non va vista come qualcosa di lontano o, peggio, conflittuale. I dipendenti devono sentirsi coinvolti, essere partecipi degli obiettivi aziendali, consci delle strategie adottate, e impegnarsi in prima persona come se l’azienda fosse la loro, cominciando a sviluppare una “mentalità da imprenditore”. Certo, è urgente che gli stessi datori di lavoro cambino a loro volta mentalità: oggi per affrontare la concorrenza sempre più complessa nella nostra era di economia globale non ci si può permettere di avere dei “sottoposti”, obbedienti e passivi. Bisogna aspirare ad avere dei veri e propri partner. Soluzione questa che non può che favorire la qualità del lavoro”.

Cinque semplici suggerimenti per far sì che il vostro lavoro diventi positivo

In realtà, però, le cose non stanno proprio così. Lo ammette lo stesso Faucette, precisando che anche negli Stati Uniti il primo maggio non è una festa del lavoro, è solo un giorno di “liberazione dal lavoro” perché si può stare a casa a riposarsi. Infatti, ben il 55% degli americani dipendenti è insoddisfatto dell’attività che svolge. E questo anche se la situazione della disoccupazione crescente dovrebbe spingere quelli che un lavoro ce l’hanno a tenerselo stretto e ad apprezzarlo.

Perché non succede? Ecco cinque suggerimenti che potrebbero contribuire a cambiare questa situazione introducendo elementi positivi nell’ambito del lavoro di ogni giorno. Sono consigli diretti a imprenditori e manager, ma valgono in modo indiretto anche per dipendenti.

1. Informare sempre i collaboratori dei cambiamenti che l’azienda progetta.

Nessuno affronta con piacere il cambiamento. Ognuno di noi è portato a preferire la routine, le prassi consolidate, perché inseriamo il nostro lavoro entro categorie mentali ben strutturate, secondo esperienze precedenti. Se ci chiedono di cambiare, viviamo questo momento con difficoltà e fastidio e occorre un po’ di tempo per adattarvisi. Tocca ai manager spiegare con chiarezza dove si sta andando, quali saranno le conseguenze del cambiamento, chiamando tutti i collaboratori a condividere il progetto e a farsene carico, ognuno secondo le proprie responsabilità, senza dimenticare di far intravedere con chiarezza i vantaggi che questa operazione potrà portare.

2. Individuare e rendere inoffensivi i collaboratori negativi.

Bisognerebbe circondarsi solo di persone positive e ottimiste. Purtroppo, non sempre è però possibile. Esistono anche persone che nelle aziende per vari motivi sembrano provare gusto a “gufare”. Faucette definisce questi tipi di personaggi dei veri e propri “vampiri”, capaci di instillare sentimenti negativi che hanno la triste prerogativa di insinuarsi anche nel tessuto sano dell’azienda, provocando in un meccanismo a catena (“effetto contagio”) cali di rendimento e di energia che permeano l’ambiente fino a incidere sul morale complessivo dei collaboratori. Gioco forza diventa indispensabile individuare coloro che svolgono questa deleteria funzione, cercando di isolarli e convincerli, se non è possibile cambiare il loro punto di vista, a fare altre scelte di lavoro.

3. Evitare che i lavoratori difendano eccessivamente il proprio lavoro.

È un atteggiamento assai frequente quando si attraversano periodi di crisi. “Devi essere contento di avere un buon lavoro” è la frase che circola più di frequente in certi ambienti. A questa frase si abbina un comportamento di chiusura da parte dei lavoratori che cercano di concentrarsi sulla routine, non perché la preferiscano, ma per evitare di esporsi troppo ad errori. Limitano così qualsiasi idea, proposta, suggerimento nel timore di finire sotto i riflettori ed essere giudicati. Questo atteggiamento va assolutamente rimosso. I responsabili devono essere in grado di tornare a coinvolgere emotivamente i propri collaboratori, dare loro fiducia, instillare entusiasmo e passione, in modo da stimolare la loro creatività, senza remore o blocchi psicologici, tornando a dare priorità alla mission aziendale.

4. Mettere in pratica i tre principi del successo: attenzione, intenzione, azione.

Abbiamo già visto sopra cosa intende Faucette su questo aspetto. Possiamo aggiungere che l’attenzione significa anche non dare spazio alle distrazioni che non sono produttive (posta elettronica, telefonate inutili). Che l’intenzione vuol dire avere chiari gli obiettivi da raggiungere e che l’azione è metterli in pratica, lavorando secondo priorità precise e con passione.

5. Esprimere apprezzamento a coloro che hanno contribuito al successo.

Ci sono molti modi per dimostrare che siamo soddisfatti di una persona e del lavoro che ha svolto. A parte i vari sistemi premianti, ricordiamoci che spesso è sufficiente utilizzare due parole magiche: “Grazie” unita al no me della persona alla quale dobbiamo essere riconoscenti. Non costa niente e ha effetti incredibili!

Fonte: Beesness



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