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Le prospettive di crescita del franchising e lo stato delle reti

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I risultati della ricerca svolta da Cescot (Centro Studi Confesercenti)



indagine liguria

di Laura Bonani

I franchisee liguri: chi sono e che cosa pensano della formula del franchising 

Nonostante l’attuale fase di recessione, la formula del franchising rimane sempre la soluzione ideale per chi voglia mettersi in proprio. I risultati della ricerca svolta da Cescot (Centro Studi Confesercenti) su “Le prospettive di crescita del franchising e lo stato delle reti”, nel periodo dicembre 2011/gennaio 2012 e presentati a Genova nel corso del Franchising Day organizzato dalla Federazione Italiana Franchising mostrano la vitalità della formula con riferimento al mercato della regione Liguria. 

L’indagine, come evidenziato dal grafico qui a lato, parte dall’analisi della tipologia di attività, vendita di prodotti/offerta di servizi dei franchisee operativi in Liguria intervistati e classificati in 13 settori. 

Come si può rimarcare dal grafico 1, il 63 % dell’attività consiste nella vendita di prodotti, mentre soltanto il restante 37 % è dedicato all’offerta di servizi, lasciando quindi ampi margini di sviluppo a quest’ultima attività. 

La maggior parte delle imprese franchisee (36.3%) è stata costituita nel triennio 2007/2011, a testimonianza del fatto che la crisi economica nazionale e globale non ha inciso negativamente nei confronti del settore del franchising in questa regione. 

Del campione intervistato, il 54.5% riveste il ruolo di imprenditore e titolare del punto vendita e il 45.5% è rappresentato dallo store manager. Dall’analisi dell’anagrafica (identità ed età) dell’imprenditore, si rileva che l’80% è rappresentato da uomini e che la fascia di età più diffusa per ricoprire questo ruolo è tra i 36 e i 50 anni (55%), ma anche gli ultra cinquantenni (35%) non sono da meno, a dimostrazione del fatto che il franchising costituisce un’ottima opportunità di lavoro per manager e professionisti disoccupati. 

L’identità dello store manager, al contrario, è donna (72%) e l’età inferiore ai 35 anni (52%) o compresa fra i 36 e i 50 anni (44%). Questo dato potrebbe ricollegarsi alla preponderanza del 63% registrata dall’indagine di attività di vendita di prodotti, che richiedono una presenza femminile per il successo del punto vendita. Inoltre, il 97% degli store manager ha contatti diretti con la casa madre in merito alla formazione (31.8%), alla gestione (24%), all’organizzazione (21.2%) e al marketing (20%). 

Il 50% degli imprenditori intervistati possiede altri negozi, di cui nel 73% dei casi si tratta di punti vendita in franchising e solo il 27% ha anche un negozio di tipo tradizionale. Alla domanda se l’attuale attività in franchising sia la prima esperienza da imprenditore, il 45.4 % degli intervistati ha risposto in modo affermativo, adducendo la motivazione di nuova prospettiva professionale. Il restante 54.6% degli intervistati ha invece aperto negozi di tipo tradizionale. 

I plus di un’attività in franchising, rispetto ad una tradizionale indipendente, sono rappresentati da una serie di informazioni nel grafico 2 in ordine decrescente. 

 

Per quanto riguarda l’aderenza del franchisor a quanto prospettato in fase di trattativa, il 55% dei franchisee afferma che non ha avuto sorprese, mentre il restante 45% dichiara di avere riscontrato delle discrepanze a livello di introiti (minori del previsto), di gestione (più complessa del previsto) e di impegno (maggiore del previsto). I franchisee intervistati chiedono all’organizzazione della rete, in cui sono inseriti, maggiore autonomia (26%), una burocrazia più snella (16%), tempi di consegna più rapidi (7%) e maggiore comunicazione interna (5%). Solamente il 23% dei franchisee intervistati per la ricerca Cescot si ritiene soddisfatto dell’organizzazione della rete del franchisor. 

Le motivazioni addotte dagli intervistati allo sviluppo del franchising in Liguria riguardano il dominio dei grandi brand nel mercato, il poter contare su una rete consolidata e il mettersi in proprio anche per chi possieda poca esperienza e, infine, la chiusura degli esercizi tradizionali. 

L’89% degli intervistati afferma che il titolo di studio conseguito prima dell’inserimento nel mercato del lavoro non abbia alcuna relazione con la scelta imprenditoriale. Stranamente, il 74% degli stessi afferma che non ha effettuato nessuna preparazione specifica per diventare franchisee. 

Interessanti i dati sulla formazione degli affiliati: il tempo dedicato alla formazione personale negli ultimi due anni, gli intervistati rispondono nel modo seguente: • inferiore alle 10 ore (19%); • tra 10 e 50 ore (28%); • oltre 50 ore (15%). 

L’attività in franchising è stata avviata per il 36% con risorse personali, per l’11% con finanziamento e per il 29% attingendo a entrambe le risorse. 

La ricerca evidenzia che ben il 49% dei franchisee, contro un esiguo 13%, dichiari che avviare un’attività in franchising faciliti l’accesso al credito, rispetto all’avvio di una attività tradizionale. 

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Fonte: Beesness



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