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Le norme deontologiche nel contratto di franchising

di Giovanni Adamo





La cosiddetta “Legge sul Franchising” è in vigore in Italia dal 2004. Si tratta quindi di una Legge ancora relativamente giovane e quindi poco conosciuta. È quindi importante capire quale rilevanza hanno anche le norme deontologiche nel contratto di franchising. 

Il contratto di franchising (Affiliazione Commerciale) è stato, in Italia, solo recentemente normato a livello di diritto positivo. Esso, infatti, è stato introdotto come contratto tipico nel nostro Ordinamento soltanto con la L. 6 maggio 2004, n. 129 (Norme in materia di Affiliazione Commerciale). La Legge, in realtà, prende unicamente atto di una risalente esistenza di tale tipologia contrattuale sul mercato (in Italia il contratto di franchising viene impiegato almeno dai primi anni settanta), e si propone l’obiettivo sia, da un lato, di fornirne una definizione, sia di disciplinare alcuni aspetti peculiari del contratto, con particolare riferimento agli elementi di cosiddetta precontrattualità (alle vicende, in altri termini, antecedenti alla formazione del contratto). Cosa, quest’ultima, che chi scrive non ha mai mancato di sottoporre a censura, posto che criticità rilevantissime si pongono anche sotto il profilo “esecutivo” del contratto (si pensi, a titolo esemplificativo, ad un Affiliante che non ha le capacità produttive necessarie a rifornire adeguatamente gli Affiliati in assenza di un minimo contrattualmente garantito, oppure, per converso, ad un Affiliato che si renda responsabile di violazioni inerenti il marchio o le procedure da adottare durante lo svolgimento dell’attività). In particolare, la L. 6 maggio 2004, n. 129, stabilisce che “L’affiliazione commerciale (franchising) è il contratto fra due soggetti giuridici, giuridicamente ed economicamente indipendenti, in base al quale una parte concede la disponibilità all’altra, verso corrispettivo, di un insieme di diritti di proprietà industriale o intellettuale relativi a marchi, denominazioni commerciali, insegne, modelli di utilità, disegni, diritti d’autore, know-how, brevetti, assistenza o consulenza tecnica o commerciale, inserendo l’affiliato in un sistema costituito da una pluralità di affiliati distribuiti sul territorio, allo scopo di commercializzare determinati beni o servizi”.

La Legge, poi, si occupa principalmente degli aspetti informativi, e delle notizie che devono essere date all’aspirante Affiliato prima della sua introduzione nell’ambito del network. È, in altri termini, tutelato l’interesse alla formazione di una sorta di “consenso informato” dell’Affiliato in ordine alle caratteristiche salienti della “rete” (composizione, funzionamento, controversie intentate dagli Affiliati negli ultimi tre anni). La ratio della disciplina è di natura evidentemente “preventiva” rispetto a fenomeni, moltiplicatisi negli ultimi tre lustri, di adesione a franchising networks del tutto inconsistenti, o i cui vantaggi venivano pubblicizzati in modo eccessivamente enfatico rispetto alle reali prospettive di redditività (sono diverse decine, sotto questo profilo, le pronunce di condanna emesse dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, i cui strali si sono concentrati principalmente sulla pubblicizzazione dei ricavi ottenibili mediante l’adesione). Resta, tuttavia, il rilevantissimo problema dato dalla mancanza, nella Legge sul Franchising, di una disciplina del momento “esecutivo” del contratto, nell’ambito del quale sono forse emersi, nella prassi giurisprudenziale degli ultimi anni, i problemi maggiormente significativi.  Utilissimi strumenti sanzionatori sono - certamente - costituiti dai rimedi generali del Codice Civile (si fa riferimento, in particolare, alle clausole penali, alle clausole risolutive espresse, o agli ordini di inibitoria, o - per il recupero dei crediti - al Decreto Ingiuntivo). Sotto tale specifico profilo, tuttavia, un ruolo cardine può essere svolto anche dalle Associazioni di categoria, sovente momento di “raccolta” di imprenditori seri e di Franchisor “virtuosi”. In tali ambiti, infatti, vengono elaborati (rammentiamo, infatti, che alla stregua di qualsiasi altra Associazione, anche nelle Associazioni dedicate al Franchising esistono sanzioni statutarie a fronte della violazione delle regole di condotta interne) Codici Deontologici destinati a fissare principi che poi le imprese associate dovranno rispettare. A titolo esemplificativo, nel Codice Deontologico elaborato dall’Associazione Italiana del Franchising, dopo una serie di prescrizioni sostanzialmente riproduttive (ma sarebbe più adeguato definirle “preesistenti”) della disciplina legislativa, ed inerenti gli obblighi informativi, vi è una norma assai interessante per il giurista (l’art. 10), per la quale “Il contratto di Franchising deve indicare chiaramente i possibili casi di scioglimento dello stesso. L'eventuale risoluzione automatica del contratto, per inadempimento di una delle parti, dovrà essere limitata agli inadempimenti di clausole importanti per la corretta impostazione e gestione del sistema di Franchising. Per i casi di violazione di obbligazioni contrattuali di minore rilevanza, deve essere prevista una procedura di messa in mora della parte che ha commesso la violazione, per dare modo ad essa di sanare l’inadempimento. Il contratto deve, infine, espressamente indicare le condizioni dell’eventuale rinnovo, dell’eventuale cessione del contratto, nonché contenere specifiche previsioni relative alle obbligazioni delle parti dopo la cessazione dello stesso, per qualsiasi motivo intervenuta, in particolare per quanto riguarda la cessazione dell'uso dei segni distintivi dell'Affiliante, da parte dell'Affiliato”. L’Associazione, in altri termini, anche in questo caso con finalità “virtuose” si spinge sino a predeterminare il contenuto dei contratti che le imprese associate stipuleranno con i loro affiliati, e si preoccupa di assicurare che in detti contratti non trovino cittadinanza (quantomeno relativamente ai profili presi in considerazione) norme contrattuali eccessivamente “restrittive” o “vessatorie”. Il tutto a pena della irrogazione di sanzioni statutarie. L’art. 11, infatti, stabilisce che “L'Associazione Italiana del Franchising vigilerà sulla corretta ed integrale osservanza, da parte dei propri Soci, delle norme contenute nel presente Codice Deontologico, nonché delle norme aventi forza di legge o di autoregolamentazione, che risultino applicabili ai rapporti di Franchising, sia a livello italiano che a livello europeo. Nel caso di violazione delle suddette norme, l'Assofranchising potrà adottare, nei confronti dei Soci che ne siano responsabili, le sanzioni previste dall'art. 14 dello Statuto dell'Associazione, secondo la procedura in esso indicata. Adeguata diffusione verrà data, tra i Soci, alle sanzioni adottate”. Quanto sino ad ora rilevato trova applicazione espressa ovviamente, unicamente con riferimento alle imprese aderenti all’Associazione. Tuttavia, il Codice Civile conosce taluni strumenti idonei a generare l’integrazione di un contratto (nella specie, a titolo esemplificativo, di un contratto di Affiliazione commerciale concluso da un Affiliante non aderente ad associazioni di categoria) con elementi oggettivi “esterni” ad esso, come - nella specie - eventuali regole di natura deontologica: si pensi, ad esempio, al concetto di boni mores commerciali (consistenti, in sostanza, nei principi di correttezza professionale generalmente acquisiti in un determinato settore merceologico) impiegato quale parametro di liceità o meno di un attività dagli artt. 2598 e ss. c.c. in materia di slealtà concorrenziale, o alla generalizzata applicabilità della cosiddetta clausola generale di buona fede e correttezza. Tutti concetti, quelli appena richiamati “aperti”, “in bianco” e destinati a poter essere integrati, appunto, da elementi “esterni”, sui quali una dettagliata normazione deontologica potrebbe essere destinata a determinare effetti rilevanti e di portata generale. 

Giovanni Adamo
Avvocato in Bologna.
Cultore della Materia di Diritto Civile presso l'Università di Bologna
Fondatore Studio Legale Adamo
www.studiolegaleadamo.it



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