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Imprese di successo: Wyscout

A colloquio con il fondatore Matteo Campodonico





Con questa intervista vorremmo ricostruire a posteriori il successo da voi raggiunto La vostra idea è nata nel 2004; diventare un attore internazionale nel mondo del football è stato un grande successo. Qual è la “lampadina” che ha attivato il processo della vostra iniziativa?

Nel 2004 siamo partiti da un’intuizione: applicare le tecnologie video allora emergenti all'analisi tecnica delle partite di calcio. Detta così può sembrare una cosa difficile e complessa...non era proprio cosi: con 2000 euro abbiamo comprato una buona telecamera, un PC potente ed un software di editing video, riprendevamo le partite dalla postazione più alta delle gradinate e poi eseguivamo per gli allenatori un montaggio della partita dedicato che veniva trasferito su DVD con un menu a capitoli che aiutava il mister nell’analisi (il capitolo delle palle inattive, quello dei fuorigioco, i corner, i gol, ecc..). Semplice e banale, ma cosi non lo faceva quasi nessuno e cosi gli allenatori ci hanno accolto a braccia aperte, prima i dilettanti, poi visto che il lavoro era fatto bene, anche il Genoa di Cosmi e da lì altre società di serie A. Da quegli inizi abbiamo fatto passi da giganti e oggi la nostra offerta si è molto più evoluta: diciamo che stando nel mercato a contatto con i nostri clienti siamo stati capaci ad intercettare quello di cui c’era bisogno e gli spazi che si aprivano e ad inventare servizi sempre innovativi. Oggi siamo leader mondiali con un servizio di database online (dati, informazioni e video su oltre 75.000 giocatori al mondo) utilizzato da oltre 200 club nel mondo tra cui il Barcellona e realizziamo il più grande evento per direttori sportivi e procuratori di tutto il mondo, il Wyscout Forum, una sorta di pre-calciomercato globale.

Seguendo la formula degli stadi di sviluppo di una impresa (start up > sviluppo > stasi > declino), ci può spiegare quali sono state le decisioni più importanti da voi prese per raggiungere lo sviluppo internazione del suo network?

Certamente oggi possiamo dire di non essere più una start up! Ci abbiamo messo tanto ma ci siamo riusciti. Il percorso è stato lungo e poco lineare perchè l’idea di business iniziale si è trasformata molte volte nel corso degli anni e ancora oggi non c’è giorno che passa che i confini della nostra impresa e il suo potenziale sviluppo si aggiustano. Questo perchè certamente noi offriamo servizi basati sulla tecnologia che, come tutti sappiamo, cresce ad un ritmo impressionante (internet, iphone, ipad, ...), ma poi perchè siamo abituati a non stare mai fermi, a guardare sempre oltre e a chiedersi come poter fare meglio e cosa poter fare di nuovo. Le decisioni più importanti? Certamente una mia personale: lasciare nel 2007 il posto in banca per dedicarmi completamente a Wyscout; poi la scelta di far entrare nella compagine azionaria un finanziatore (il nostro business angel), rinunciando a delle quote, ma garantendoci la possibilità di sviluppare finalmente le idee che avevamo maturato senza l’assillo di non arrivare a pagare stipendi e via dicendo alla fine del mese. Infine una terza, quella della focalizzazione: a fine 2010 abbiamo capito di dover concentrare tutte le nostre risorse (mentali e finanziarie) sulla linea di business che ci stava facendo fare il salto di qualità tagliando tutti gli altri servizi meno interessanti come prospettiva di sviluppo ( e ne avevamo molti in piedi... webtv, una tv in digitale terrestre, progetti nel mondo media). 

 

Quanto tempo è durata la fase di avvio dell’attività?

Proprio per il percorso che ho descritto prima, si può dire che dopo la prima fase atipica durata tre anni, nella quale abbiamo maturato la convinzione che quello che era nato come gioco poteva diventare una azienda, poi abbiamo dedicato due anni (2008 e 2009) a sviluppare i progetti più importanti e a dare un’organizzazione vera e propria alla società. A partire dal 2010 abbiamo iniziato a commercializzare il nostro servizio di database e penso che a quella data si possa datare la fine della fase di avvio dell’attività. 

Quali strumenti (finanziari e commerciali) avete utilizzato per raggiungere 200 clienti nel mondo (clubs, federations, leagues, top player agencies)?

Il nostro mercato è globale ma è anche piccolo e le relazioni sono tutto. Devo ammettere che siamo stati bravi e determinati a crearci una rete di contatti a livello internazionale (quelli che noi oggi definiamo "promotori" dei nostri servizi; tutte persone già all’interno del settore, molto spesso procuratori o rivenditori di altri software o consulenti di mercato che avevano rapporti consolidati con i club e che non avevano come primo obiettivo rivendere il nostro servizio, ma per i quali il nostro servizio era un motivo in più per rafforzare le loro relazioni con i club). Comunque c’è stato tanto lavoro dietro, dal sottoscritto che presidiava gli hotel del calciomercato estivo con brochure e biglietti da visita in mano per prendere nuovi contatti, al nostro PierMaria (oggi responsabile di tutte le nostre attività e della gestione dei 40 ragazzi che lavorano con noi) che nel 2008 passava le nottate su Skype alla ricerca di italiani all’estero che volessero darci una mano (così abbiamo conosciuto ad esempio Sergio Borgo, ex direttore sportivo del Novara, ma che viveva in Bulgaria e con il quale proprio 4 mesi fa abbiamo aperto i nostri uffici a Sofia con 20 ragazzi che eseguono un processo chiave per il nostro servizio).

Quali sono state le reazioni del mondo del football italiano (e, se possibile, straniero) alla vostra iniziativa. Potete segnalarci qualche episodio curioso che ha contraddistinto la vostra vita di imprenditori? 

Oggi godiamo di una grande stima a livello nazionale ed internazionale. Stiamo aiutando le società di calcio a cercare i talenti sui quali si regge il loro futuro, facciamo risparmiare ai dipartimenti di scouting ingenti quantità di risorse (un tempo l’unico modo per valutare un giocatore era andare a vederlo, oggi certamente questo lo si fa ancora ma i viaggi alla cieca non esistono più), mettiamo in contatto Club e procuratori di tutto il mondo facilitando i contatti a livello internazionale. Episodi particolari? Tanti belli.. l’ultimo qualche giorno prima di Natale quando ci è arrivato il fax del contratto del Barcellona. Anche se ormai abbiamo più di 200 clienti è stato davvero emozionante vedere arrivare un fax con quel logo li! 

Quali sono i traguardi che vi prefiggete per i prossimi tre anni?

La sfida è che Wyscout con tutti i servizi che portiamo possa diventare la commodity di tutti gli operatori di mercato nel mondo (operatori di scouting e di trasferimenti). Stiamo lavorando sotto tantissimi punti di vista e su tanti nuovi servizi e crediamo di essere nella direzione giusta, certamente possiamo essere ottimisti nel breve periodo ma cosa accadrà da qui a tre anni è davvero difficile prevederlo. I nostri concorrenti che fino a 3 anni fa guidavano il mercato oggi sono spariti... ecco, noi cerchiamo di stare sempre attenti che questo non possa accadere anche a noi e per questo guardiamo sempre al futuro pur non dimenticandoci di essere rigorosi nel presente! Per me poi una nota di ottimismo viene anche nel vedere quello che accade intorno a me...nel 2004 l’imprenditore era uno (il sottoscritto)... nel 2010 eravamo in quattro, oggi intorno a me ho un gruppo di soci, manager e collaboratori che come me creano, innovano, danno intelligenza ed energie ad un progetto che sentono come loro (ed a tutti gli effetti lo è'!). Questo vuol dire certamente un futuro più stabile (non certo), non legato alla vecchia concezione d’imprenditore padre-padrone... per me è forse la cosa più bella e gratificante: oggi possiamo dire di essere davvero una bella azienda !

a cura della Redazione di Beesness

www.beesness.it

 



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