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Fai colpo sul tuo capo!

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Gestione relazioni interpersonali sul lavoro



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Fai colpo sul tuo capo!

di Ugo Perugini

 

Fa piacere a tutti sentirsi dire: “Bravo, hai fatto un buon lavoro!”. Meglio ancora se poi a questa affermazione fa seguito un premio, uno scatto, un avanzamento di carriera. Ma come fare a convincere il capo che sei la persona giusta e che su di te può fare affidamento?

Ogni capo ha il suo metro di valutazione e scale di priorità diverse. Vi sono alcune cose che, indipendentemente da come lui la pensi, possono favorire un giudizio positivo nei confronti del collaboratore. Ecco alcuni consigli strettamente professionali.

 

Sgombriamo subito il campo da qualsiasi equivoco. Qui non troverete suggerimenti per circuire o carpire la buona fede del capo con strumenti al limite della liceità. Non è nostro compito e siamo contrari a qualsiasi operazione di questo tipo. Che, tra l’altro, sarebbe, alla lunga, facilmente smascherabile. Troverete solo consigli strettamente professionali. Certo, ogni capo ha il suo metro di valutazione e scale di priorità diverse. Però, vi sono alcune cose che, indipendentemente da come lui la pensi, possono favorire un giudizio positivo nei confronti del collaboratore. 

Prestare sempre attenzione ai dettagli 

Ogni attività può essere svolta in diversi modi. Chi lavora sa che esistono dei parametri oggettivi che vanno rispettati per considerare un compito eseguito in modo normale o a regola d’arte. Nel primo caso, il risultato non è eclatante, lo potremmo definire “senza infamia e senza lode”, in quanto rispecchia gli standard della consuetudine. Il fatto di non accontentarsi e mirare invece al meglio, significa cercare di arrivare a un lavoro compiuto a regola d’arte, cioè rispettoso dei dettami previsti e con in più una particolare cura ai dettagli. Fateci caso: certe volte le cose che balzano per prime agli occhi sono proprio i dettagli: una sbavatura, una leggerezza di troppo spesso inficiano la validità di un intero lavoro, nel complesso discreto… Il capo, che su questi aspetti ha anche la vista più lunga dei clienti normali, può essere favorevolmente impressionato da chi dimostra di non trascurare i particolari. In modo indiretto, si trova dinanzi alla conferma che facendo quel lavoro il suo collaboratore ci ha messo impegno, serietà, coscienza, e non ha “tirato via” come spesso capita a chi è troppo superficiale. E questo è un elemento di merito che non si può sottovalutare! 

Prendere l’iniziativa quando possibile

In genere ai capi piacciono le persone dotate di spirito di iniziativa, questo è risaputo. Soprattutto a coloro che possiedono una mentalità aperta, che amano delegare, che considerano i collaboratori una risorsa importante e mal sopportano le persone troppo remissive o irresolute, che devono essere seguite da vicino e costantemente indirizzate. In questi casi, chi dimostra di essere sufficientemente autonomo e in grado, a seconda delle circostanze, di saper affrontare da solo i problemi che di volta in volta gli si presentano è molto apprezzato. Ma, come in tutte le cose, occorre evitare gli eccessi. Bisogna conoscere fin dove è possibile spingersi e fermarsi quando l’autonomia può trasformarsi in trasgressione alle regole aziendali. Inoltre, non va sottovalutato che ad alcuni capi, un po’ più conformisti, coloro che mostrano troppa autonomia possono anche risultare fastidiosi. E, quindi, le loro iniziative tutt’altro che apprezzate o, addirittura, considerate con sospetto. Come avrete capito, prima di sfoderare tutto il nostro spirito di iniziativa, occorre conoscere bene la persona con la quale si lavora e, a scanso di equivoci, far prevalere il buon senso per evitare che l’intraprendenza venga male interpretata e produca reazioni negative. 

Aiutare gli altri ove necessario

Questo che tocchiamo ora è un tasto delicato. Sappiamo bene che la competizione, la rivalità tra colleghi in azienda esiste. Inutile negarlo. Anche in tempi nei quali raccoglie grandi successi la teoria dello “spirito di squadra” c’è sempre chi è portato a sgomitare, mettersi in evidenza agli occhi del capo a scapito di qualche collega, spesso ricorrendo a sistemi poco ortodossi. Ma tipi del genere si individuano subito. E, se il capo non è di quelli “vecchia maniera”, che ha sposato la teoria del “divide et impera”, difficilmente li apprezzerà. Al contrario, in un ambiente in cui si dà importanza, come è giusto, al lavoro di gruppo, è benvenuto chi sa incarnare nel modo più corretto questi principi, chi aiuta i colleghi che si trovano di fronte a qualche “impasse” per spirito di generosità non per rimarcare la propria superiorità, con l’intento di “fluidificare” il lavoro del team e per raggiungere i risultati stabiliti. Anche in questo caso, occorre spirito di iniziativa ma anche una buona dose di cautela per non apparire eccessivamente invadenti. Insomma, bisogna che i colleghi vi percepiscano come una persona disponibile, alla quale rivolgersi quando necessario perché sa cavarsela anche in situazioni difficili. Ma, attenzione, a non esagerare in senso contrario: finireste per apparire il “tappabuchi” di turno, l’”uomo per tutte le stagioni” o, peggio, il “capro espiatorio”, quando le cose vanno male. 

Prima di tutto, l’equilibrio

In ogni comportamento umano, come avrete capito, conta trovare il giusto equilibrio, cosa spesso non facile. Se una persona, però, conosce i vantaggi che potrebbe ricavare da un certo comportamento e i rischi cui va incontro, dovrebbe essere in grado di costruirsi una bussola di orientamento più che utile per arrivare a raggiungere tutti gli obiettivi che si è prefissato. Utilizzando nel modo dovuto i suggerimenti che abbiamo illustrato sopra, il vostro capo non potrà che migliorare la stima nei vostri confronti e pensare che, forse, è arrivato il momento per riconoscere queste vostre qualità!

 

Fonte: Beesness



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